domenica 28 giugno 2015

CLOSE TO THE EDGE - UN PENSIERO PER CHRIS SQUIRE









E' iniziata, ormai è evidente, una stagione di addii. Qualcuno, giustamente, fa ironia quando sulle bacheche Facebook fioriscono magicamente i santini del defunto di turno e quando si spreca il solito trito luogo comune sulla musica di un artista che è stata colonna della propria giovinezza.
Però c'è poco da fare, certe morti ti portano inevitabilmente a pensare al tempo che passa inesorabile e a come in quegli anni, come tutte le altre generazioni prima di noi, vivessimo nella infondata illusione di essere la generazione perfetta, definitiva, quella destinata ad essere per sempre giovane e a cambiare per sempre il mondo, la musica, la società.
Non c'è nulla di strano né di speciale, nell'invecchiare, credo. Non c'è nulla di strano nè di speciale, purtroppo, neanche nel morire.

Perché non è vero, che muore giovane chi è caro agli dei. 


Hon oi theoi philusin apothn skei neos
Menandro (11 K.-Th)

Il mio amico Ivan, a questo proposito, diceva sempre: “Ma perché togliersi il piacere di una bella partita a boccette ad ottant’anni?”. Aveva ragione, anche se lui non è riuscito a vedere neanche i sessanta, poverino.

Ma aveva capito che signori la vita è questo, e ci sono momenti ed occasioni che, se non le usiamo per acquisire quella consapevolezza, allora sono sprecate. Lo dico con la massima pacatezza, e senza la pretesa di insegnare nulla a nessuno, ma è così.

Gli anni dimostrano, con una ostinata e sistematica avanzata, che i sogni hanno comunque bisogno di trovare una collocazione adeguata nel nostro essere fragili, e passeggeri, nel nostro essere, per dirla con Roberto Vecchioni:

“un passaggio di allodole, con un colpo andiamo giù”

Oggi è morto un altro dei grandissimi musicisti di una stagione purtroppo irripetibile: Chris Squire, bassista degli Yes. Provo la stessa sensazione che ho provato alla morte di Richard Wright, molto diversa da quella - per esempio - che provai ai tempi alla morte di John Lennon. Perchè in quel caso era un destino beffardo, un pazzo, una coincidenza a portarlo via. Qui, nel caso di Chris Squire, stanno trionfando il Tempo, la Malattia (la leucemia) e la Vecchiaia. Facciamo i conti con i Cavalieri dell'Apocalisse, noi che credevamo di esserne immuni.

Provo una sensazione di inevitabilità che però sottende anche una consapevolezza serena: e va bene, non eravamo eterni e non lo siamo, non eravamo e non siamo la generazione definitiva, ma per Dio, ci abbiamo provato. E quella musica, certa musica irripetibile, è lì a dimostrarlo.





Allora l’unico senso di queste parole può essere ribadire, con tutto l’orgoglio di cui sono capace, che quella musica era speciale, e non solo perché io ero giovane quando si suonava.
E che magari la musica degli Yes non è stata la colonna sonora della mia giovinezza ma è stata parte di un grande corteo di sogni e di suoni che continua e continuerà, da qualche parte.

https://www.youtube.com/watch?v=GNkWac-Nm0A 

Anche se, ora come ora, non so dirvi dove.