sabato 27 giugno 2015

ETERNA E' LA STRADA... CHE VA.







Voglio dire due cose sul concerto del Banco del Mutuo Soccordo ad Eutropia, a cui ho assistito ieri sera. La prima è che è stato il primo passo di un nuovo capitolo, e io sono contento di esserci stato, e di esserci. Ci attende Orlando, ci attende la sfida di un’opera rock in un mondo che cerca musiche da telefonino. 
Ci attende una sfida, che, al solo pensarci, mi fa tremare. Ma è bello, ed è giusto, ed è inevitabile esserci, per me.
Ma più di tutto attendeva Vittorio, cuore intrepido da capitano coraggioso, l’insidia di tornare sul palco senza Francesco, e contemporaneamente con, Francesco.

Senza la presenza scenica di Big, senza la sua ironia, senza la sua voce. Senza la sua capacità di affabulare e il suo canto incantatore. 

Beh, il rischio era duplice. 
Da una parte quello di infilarsi in una spirale eterna di necrologi.  Capitemi bene, Francesco è e resta Francesco, cioè prima di tutto un amico dal grande cuore e un artista visionario e contemporaneamente coi piedi ben piantati per terra,  ma la musica – quanto è vero – ha bisogno di vivere sul palco, in mezzo alla gente, mentre altri saltano, e cantano e battono le mani assieme al cantante che sta lassù.

Dall’altra, il rischio era quello di cercare di replicare Francesco, di cercare i suoi cloni o i suoi tribute singers: tentativo del pazzo o dello sciocco, e Vittorio non è né uno né l’altro.

Mi direte, o meglio qualcuno ha detto che forse per Vittorio la soluzione era dichiarare chiusa l’esperienza del Banco e proseguire da solista: perché? Il Banco che abbiamo visto ieri sera sul palco è davvero un’idea che non puoi fermare, è davvero una storia, un grande fiume in cui tante esperienze scorrono come barchette lungo le rapide della corrente. E di quella corrente rivendico di far parte, e voglio che prosegua, impetuosa a volte, travolgente sempre.


Sfida vinta, Vittorio. 
Te l’ho detto ieri sera dietro il palco, quando sei sceso emozionato come un debuttante ed hai cercato subito delle parole di conferma. Sfida vinta perché ho assistito ad un concerto di un’energia rara nella palude di nulla che purtroppo è molto spesso la musica italiana. Sfida vinta perché John de Leo,  Giacomo Voli e Margary Signorino – al netto di alcune sporcature che si smacchiano con un po’ di lavoro assieme e qualche data di tournee per rodarsi - hanno dato nuove sfumature ai Brani. 


Sia chiaro, lo ribadisco: Francesco era unico, insostituibile. Il magone non me lo sono risparmiato, quando su Metamorfosi invece che incontrare la sua voce ho sentito il canto della chitarra di Filippo Marcheggiani. Non me lo sono risparmiato di fronte alla versione strumentale (e come altro poteva essere e come altro potrà essere in futuro?) di 750.000 anni fa… l’amore?, non sto dicendo che non sia così.
Leggo e sento amici, appassionati del Banco, fan, semplicemente amanti della musica, dire che Dopo... (dopo quel brutto giorno di Febbraio di un anno fa...) ...niente è più lo stesso.
E sarei sciocco, se dicessi che non è vero.
Sarei sciocco, se fingessi che la mancanza di Francesco non si senta, eccome. Ma questo è accaduto, e ci siamo trovati a Zagarolo con un bicchiere in mano a guardarci in faccia e a pensare che non era possibile.
E invece era così.
E non dico, lo ripeto, che le cose siano uguali a prima.


Dico semplicemente, e lo voglio dire con passione, con entusiasmo, con il sudore nella maglietta col salvadanaio stampato sopra che indossavo ieri sera ad Eutropia, che ho percepito, forte, il senso di una storia che prosegue, e che ha voglia di andare avanti, e che – pur con tanto lavoro da fare per amalgamare i nuovi membri - attinge ancora ad una grotta sotterranea di energia, che viene da laggiù, da quegli anni là.
Da quel cuore, e da quelle note.

E poi, signori, permettetemi di dirlo: come suonano.


Ed ecco la seconda cosa che volevo dire:
Grazie, per un altro, ennesimo concerto stupendo. Come da 40 anni, ormai.